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2019-06-25 12:58:36
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Scandalo Google: risultati di ricerca manipolati a scopi politici

Testimonianze dirette dai dipendenti

Se lavorate nel settore o semplicemente vi intendete di informatica, saprete bene che da diversi anni a questa parte Google ha iniziato a comportarsi in modo alquanto sospetto. Gli intenti politici dell’azienda americana si sono rivelati durante le ultime elezioni presidenziali in USA, mostrando una vistosa propensione di Big G verso lo schieramento democratico.

Il sito d’inchiesta Project Veritas è andato però oltre e ha scoperto che Google starebbe manipolando informazioni e risultati di ricerca per evitare la rielezione di Donald Trump. Muniti di telecamere nascoste, i giornalisti hanno registrato delle conversazioni altamente incriminanti con dipendenti di Google e raccolto diverse testimonianze da insider certificati.

La dirigente di Google Jen Gennai afferma che la sua compagnia starebbe facendo di tutto per prevenire la prossima “situazione Trump”, e intende esattamente quello che sembra, ovvero interferire con le elezioni. L’obiettivo è far cambiare idea all’opinione pubblica censurando e rimuovendo dal motore di ricerca e da YouTube tutte le fonti d’informazione appartenenti all’altro schieramento politico. Moltissimi canali e siti sono già stati colpiti dal daspo informatico, in primis Alex Jones, Milo Yannopoulos, Paul Joseph Watson e tanti altri.

Gennai rivela poi che Google stia ancora lavorando per allenare i propri algoritmi e interferire con la percezione dell’opinione pubblica su determinati argomenti. Ammette poi di non essere per nulla preoccupata dalle minacce legali e dal governo americano, in quanto l’azienda ritiene di trovarsi in una posizione di vantaggio a causa dell’arretratezza delle normative vigenti in materia.

A rincarare la dose ci pensa un insider. “Google non è una fonte di informazioni attendibile”, dichiara ai microfoni di Project Veritas. “Siamo una macchina politica incredibilmente faziosa”. Dopo l’elezione di Trump Google ha cambiato il suo obiettivo dalla promozione della libertà di espressione al silenziamento delle voci opposte con la scusa di “odio, misoginia e razzismo”. Tutto ciò per evitare che l’elettorato scelga di nuovo un presidente come Trump.

L’insider ha mostrato dei documenti ufficiali relativi agli algoritmi di casa Google che mostrano un quadro inquietante. L’esempio principale riguarda la parola “CEO” nei risultati di ricerca, che in condizioni normali mostrerebbe prevalentemente immagini di uomini (basandosi sul predominio fattuale di amministratori delegati maschili), mentre usando le logiche di Google fa sì che si arrivi a un 50 e 50 tra uomini e donne. Che lo riteniate giusto o sbagliato, è ovvio che qui c’è qualcosa che non va. I veri risultati sono a tutti gli effetti falsati.

Un altro esempio riguarda gli scandali elettorali. Quando si digita “Donald Trump emails” appaiono diversi suggerimenti a ricerche incriminanti o presunte tali sul presidente americano. Se invece si digita “Hillary Clinton emails” non appare alcun suggerimento nonostante gli scandali che hanno colpito il candidato durante le scorse elezioni. In sostanza non è vero ciò che è vero ma è vero ciò che Google ritiene tale, secondo il suo orientamento politico.

La stessa definizione “fake news” starebbe ad indicare notizie che in qualche modo danneggiano lo schieramento democratico e di sinistra in diversi paesi, come riportato sui documenti ufficiali della compagnia. Le notizie su Google News seguono tale logica, venendo scelte a mano per propinare la narrativa desiderata ai lettori, allo stesso modo di un quotidiano o di un telegiornale privato.

L’insider illustra la tattica usata su Youtube, dove Google tenta in ogni modo di nascondere i video di certi creatori, ad esempio Dave Rubin e Tim Pool. Oltre a non mostrarli tra i video consigliati, il sistema suggerisce ai loro spettatori dei canali di orientamento politico opposto, ad esempio CNN o MSNBC. L’ambiente web creato da Google è quindi fortemente parziale, scorretto, contrario alla libertà di espressione e in odore di illegalità. Sembra quasi che la profezia di Orwell in 1984 si sia avverata.

La soluzione? Purtroppo dovremo attendere l’intervento dei governi e il fioccare delle class action, ammesso che il parlamento americano decida di togliere l’immunità ai colossi della Silicon Valley. Nel frattempo vi suggeriamo di smettere di usare i servizi Google iniziando dal browser web e dal motore di ricerca. Le opzioni migliori sono Opera, browser dotato di blocco delle pubblicità e VPN integrati, DuckDuckGo, motore libero che non filtra i contenuti e rispetta la privacy degli utenti, e Bing o Yahoo News per quanto riguarda le notizie.

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