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2020-06-05 11:07:08
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Crollo nelle vendite smartphone in Europa, Italia peggio di tutti

Situazione prevedibile

L’istituto di ricerca Counterpoint Research ha rilasciato i risultati sulle vendite degli smartphone in Europa durante il primo quarto fiscale del 2020. Com’era prevedibile, il coronavirus ha determinato una fortissima contrazione del mercato, con vendite inferiori del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e del 23% rispetto al trimestre scorso. A fare peggio di tutti è proprio l’Italia, che fa segnare un -21% rispetto al 2019. Il motivo è con ogni probabilità il fatto che siamo stati il primo Paese in Europa in cui è esplosa l’epidemia, nonché il primo ad effettuare un completo lockdown, che ovviamente ha ucciso l’economia.

Il calo rispetto al trimestre precedente non deve però sorprendere più di tanto. Ricordiamo infatti che il primo quarto di ogni anno è, tendenzialmente, quello meno remunerativo per moltissimi mercati. Il dato più significativo e da tenere in considerazione è dunque il raffronto con lo stesso periodo dell’anno passato. Se guardiamo dunque i principali mercati abbiamo:
  • Italia -21%
  • Germania -11%
  • Francia -9%
  • Regno Unito -8%
  • Russia -1%
  • Europa -7%
Lo smartphone più venduto in Europa durante il primo trimestre fiscale del 2020 è stato iPhone 11 di Apple. Sembra tuttavia che le vendite maggiori siano state ripartite nella fascia bassa del mercato, tanto che solo 4 smartphone venduti su 100 erano dotati di supporto alle reti 5G.
Parlando invece di produttori, il mercato europeo risulta suddiviso come segue:
  • Samsung 29%
  • Apple 22%
  • Huawei 16%
  • Xiaomi 11%
  • Oppo 3%
  • Altri 19%
Tra le aziende menzionate, Xiaomi è quella che fa segnare l’incremento maggiore, passando in un anno dal 4% di market share all’attuale 11%. Ne avevamo già parlato in una news precedente, a sottolineare come il marchio cinese continui ad essere molto apprezzato un po’ in tutto il mondo.
Huawei soffre invece una certa contrazione, passando dal 23% dello scorso anno all’attuale 16%. I motivi sono molteplici, e vanno ricercati anche nella diversa percezione del pubblico a seguito del ban di Trump, nonché nell’assenza delle app ufficiali di Google.  

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